Menu

Breath Of The Wild: La Ballata Dei Campioni – Recensione

Publisher: Nintendo Developer: Nintendo Piattaforme: Nintendo WiiU, Nintendo Switch Genere: Action-Adventure Giocatori: 1 PEGI: 12

Fresco di nomea di miglior gioco dell’anno, The Legend of Zelda: Breath of The Wild si arricchisce della Ballata Dei Campioni, seconda e ultima porzione dell’expansion pass. Un DLC venduto al prezzo complessivo di venti euro e contenente anche la prima parte di contenuti ex-novo rilasciati la scorsa estate come la prova della spada, la master mode e altre chicche inerenti al gameplay. Questa espansione si prefiggeva invece di porre particolare rilevanza sulla personalità e la storia dei quattro piloti dei colossi sacri, i prescelti dalla principessa Zelda per sconfiggere sua Calamità Ganon. Ovvero i quattro campioni. Nintendo sarà riuscita nell’intento?

L’inconsistenza nella spavalderia

Il contenuto storico della Ballata Dei Campioni continua negli stessi mezzi con cui gli eventi passati ci erano già stati raccontati nel gioco base. Dei brevi filmati, uno per ciascun campione, scavano tra le memorie del tempo delle varie individualità in compagnia di Zelda, incapaci però di offrirci qualcosa di relativamente nuovo o interessante. Ben note sono la spavalderia e la sfrontatezza di Revali, la timidezza e la dolcezza di Mipha o la possente personalità di Urbosa. Perché non osare di più e farci assaggiare situazioni non note? Si arriva invece all’imbarazzo più totale quando si scopre che il grande Daruk ha paura dei cani.
I quattro campioni ci vengono ripresentati così, come li avevamo lasciati mesi fa, come quattro amici in quello strano alone di mestizia gioia e malinconia. A ciò si aggiunge per ciascuno un diario, il mezzo personale per eccellenza, ed è qui che il passato si fa ancora più intimo, con le parole dei decaduti che vibrano nell’aria tramite la forza della nostalgia. Perché Breath of The Wild è nei silenzi e nei piccoli sussurri dove trova il proprio compimento. Quello che doveva essere il cuore della ballata si incunea in un lento rito di povertà, a danzare rimangono solo gli spiriti. Breath of The Wild vuole rimanere coerente fino alla fine, nomen omen, almeno fino alla ricompensa che otterremo al compimento del DLC.

Però tanto vale anticiparlo subito il premio finale: una moto. Avevamo già visto Link scorrazzare su motorette e macchinine in Mario Kart 8 (e Deluxe) con il piacere primordiale di fare a sbandate con il nemico numero uno, Mario, sopprimendolo di gusci e power up. L’essenza casinista e caciarona di un Mario Kart però viaggia a ritmi antipodi con la soave e placida atmosfera di Breath of The Wild. La presenza della moto ha un che di offensivo, blasfemo per chi fa della Leggenda targata Nintendo una fede. Il sentir rombare del motociclo mal si sposa ai delicati paesaggi di Hyrule accomodati dal respiro del vento, il vociare insipido degli animali e le leggere note musicali. Il mezzo è pure simpatico da utilizzare e può essere evocato come un normale oggetto principale a disposizione. Aonuma e Fujibayashi, le due menti principali dietro il gioco ed entrambi motociclisti, spiegano così la loro opinabile scelta. “Sono stato io ad avere l’idea di inserirla.[…] Prima di guidare una moto, mi spostavo a piedi o in treno, e il mondo mi sembrava piccolo. Ma una volta in sella alla moto, l’ho percepito drasticamente più vasto avendo la libertà di andare dove volevo. La stessa sensazione l’ho avuta giocando la prima volta Breath of The Wild. […]” Queste le parole di Aonuma e non mancano pure quelle di Fujibayashi che con più pacatezza (probabilmente restio, ma al capo non si disobbedisce) recitano così:“Io sono stato uno degli ultimi ai quali è stato chiesto se fosse possibile realizzarla, e ho escogitato un modo per inserirla nel gioco senza rischiare di rovinarlo.” Ai giocatori l’ultima parola.

L’Hyrule che conoscevamo

Variopinto e soddisfacente resta il gameplay di The Legend of Zelda: Breath of The Wild, ma lodarne il compimento non è ormai che un atto puramente pratico e istintivo. Quanto più importante è scoprire come è stato strutturata la ballata. Sono stati aggiunti sedici nuovi sacrari e un nuovo dungeon. La qualità di questi ultimi è elevata e il livello di difficoltà si sposta verso l’alto se paragonato agli enigmi e le prove di abilità predisposte nel gioco base. Nulla probabilmente di particolarmente impegnativo per giocatori più navigati ma nemmeno istantaneo, creandosi così un connubio di lineare equilibrio. Superati i primi quattro nell’area iniziale in cui si erano mossi i primari passi e ammirati gli iniziali panorami verranno sbloccate quattro strutture antiche (implicitamente per ogni campione, e varrà così per tutto il testo seguente). Raggiunte quest’ultime andremo incontro al cantautore pennuto più famoso di Hyrule, il buon vecchio Kass in compagnia della sua immancabile fisarmonica, con cui scambieremo quattro chiacchiere. Ora sui pilastri del complesso verranno mostrate tre porzioni della mappa indicanti punti ove sbloccare ulteriori sacrari.

Ma studiarne ed indovinarne l’ubicazione non è il solo dovere da seguire. Ci verranno in aiuto indovinelli con quest da compiere proponenti una buona varietà. Tra le proposte: sconfiggere nemici speciali (alcuni inediti), seguire dei cerchi di luce tramite alcuni mezzi di spostamento o compiere speciali azioni proposte come enigmi ambientali. Nota dolente: completati i tre sacrari di ogni campione verranno riciclate le boss fights già utilizzate nel gioco base, con l’unica differenza di poter usufruire del solo equipaggiamento proposto e non del proprio. Qui il gioco cade un po’ in primizia, sarebbe stato sicuramente più intelligente o interessante avere atto pratico di poter sfidare nuovi antagonisti o, perché no, impersonare i quattro campioni in duelli di cui non eravamo a conoscenza. Ciò si può collegare alla critica posta sulle poche novità poste in termini di trama.
Gli ultimi momenti della danza si concludono in un dungeon simile ai colossi sacri del gioco base, con l’ultimo passo in una bella ed inaspettata boss fight finale. Presenti anche alcuni costumi extra da scovare sulla falsariga della prima porzione del DLC. La durata invece si appresta sulla decina di ore abbondanti.

Commento Finale

Era lecito aspettarsi qualcosa di più dalla Ballata Dei Campioni, mancante di offrire un possente e nuovo background sui personaggi di The Legend Of Zelda: Breath Of The Wild. Gioco che di per sé rimane miracoloso e immenso, ma che oltre alla blasfemia della moto, le tangibili e vere novità proposte dal DLC rimangono poche raffrontate a quanto si è già goduto nelle decine di ore precedenti. Passare ancora qualche momento tra lande e monti rimane un piacere puerile che pochi altri titoli sono in grado di offrire. E rappresentano anche un atto di fede obbligatorio per chi ha amato l’ultima trasposizione della Leggenda, tra melodie note e panorami celestiali. Un ossequio alla bellezza che rimane tale anche quando si tratta delle fisionomie ludiche di Breath Of The Wild: esplorazione, enigmi, fisica e altro si prestano ancora al massimo del rigore. Un DLC quindi non indimenticabile come il gioco base, ma pur sempre un’altra fiamma che vuole mantenere accesso un fuoco nel cuore di migliaia di giocatori innamoratisi di The Legend Of Zelda: Breath Of The Wild.

The Legend Of Zelda: Breath Of The Wild

The Legend Of Zelda: Breath Of The Wild
7.5

Pro

  • Qualità ludica generale molto alta
  • Possibilità di passare ancora qualche ora in Hyrule

Contro

  • Si poteva osare di più nel tratteggiare i campioni
  • Moto in antitesi con l'economia del gioco

The following two tabs change content below.
Giovanni De Biasi

Giovanni De Biasi

Studio Ingegneria Gestionale presso l'Università di Padova. Le mie più grandi passioni sono il Chievo, la musica elettronica e il formaggio grana. Nutro grande interesse per la storia e l'arte. Sono sempre aperto ad apprendere il più possibile per raggiungere lo status di Übermensch. Credo nel videogioco come forma d'arte estremamente moderna e gratificante che va ben oltre il puro intrattenimento.