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Detroit: Become Human – Recensione

Publisher: Sony Interactive Entertainment Developer: Quantic Dream Piattaforma: PlayStation 4 Genere: Avventura Grafica, Azione Giocatori: 1 PEGI: 18

Quantic Dream, all’interno del panorama videoludico, rappresenta per molti un marchio di garanzia al fine di potersi immergere in avventure dal forte tasso d’immedesimazione. In passato la casa di sviluppo francese ha difatti dato prova di poter spiccare grazie alle avventure grafiche con cui ha saputo conquistare una discreta fetta di videogiocatori. Il 25 Maggio 2018 ha quindi fatto il suo debutto sugli scaffali Detroit: Become Human, la nuova ed attesissima opera di loro produzione. Attraverso il sapiente uso di motion capture, quick time event e linee narrative modificate in base alle scelte del giocatore, l’impressione è ancora una volta quella che David Cage, sceneggiatore e regista del titolo, sia intenzionato a dar vita ad un “film interattivo” in grado di emozionare per la forte carica emotiva che lo permea. Eppure vi è anche chi non apprezza in modo particolare tali produzioni proprio per via del fatto che l’attenzione si viene a focalizzare quasi esclusivamente sulla funzione narrativa, andando a minare la componente più direttamente ludica e di gameplay. Una simile peculiarità non può che allontanare determinate tipologie di videogiocatori, per lo più interessate in primis ad un’esperienza che sappia intrattenere con una certa immediatezza, ma andiamo ora ad analizzare insieme Detroit: Become Human per scoprire se coloro che invece prediligono esperienze più profonde avranno di che gioire a fronte di un’avventura che si prospetta particolarmente ricca di spunti etici e morali.

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Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

In un futuro non così prossimo la vita degli esseri umani ha subito un brusco cambiamento per via dell’ingresso sul mercato di androidi in grado di rimpiazzare la forza lavoro in quasi ogni settore. La CyberLife, per mezzo della sua creazione, ha dunque raggiunto le più alte vette di profitto e, come ogni multinazionale che si rispetti, al fine di poter fare la gioia dei consumatori offre loro sempre nuovi modelli che siano in grado di adempiere ai loro compiti con rinnovata efficienza. Non tutti però gioiscono a fronte di una simile innovazione tecnologica dal momento che il tasso di disoccupazione umana ha raggiunto limiti senza precedenti. Se prima vi era chi poteva provare disagio a fronte di macchine in grado di esprimere concettualmente emozioni, ora il risentimento è palpabile agli angoli delle strade. Nascono difatti movimenti interi intenzionati a manifestare, anche animatamente, il proprio astio nei confronti degli androidi che, dal canto loro, hanno iniziato a manifestare saltuariamente comportamenti che entrano in contrasto con la loro direttiva principale, ottenendo quello che ha tutto l’aspetto di essere libero arbitrio ed istinto di conservazione.
In Detroit: Become Human avremo modo di vestire i panni di tre androidi: Connor, Kara e Markus. Attraverso il percorso compiuto dal primo avremo modo di investigare per conto della CyberLife sui numerosi casi di “devianza” che sembrano aver colpito numerosi nostri simili. Il nostro compito, in quanto detective, sarà dunque quello di affiancare un veterano allo scopo di far luce su quanto sta accadendo all’interno dell’intera comunità androide.
Kara appartiene invece alla categoria delle domestiche, ma allo scopo di difendere la figlia del suo violento padrone di casa finisce per deviare dalla sua direttiva principale. Fuggita dunque con la bambina dovrà dare fondo a tutte le sue capacità al fine di poter giungere in Canada, territorio in cui non vigono leggi speciali per gli androidi e in cui le due potrebbero finalmente vivere una vita serena.
Markus, infine, funge da badante per un anziano artista di fama internazionale. Da lui apprende concetti che per una macchina risultano pressoché impossibili da elaborare, il tutto mentre il viziato figlio del suo padrone pretende sempre di più. Markus non ha però idea che il suo destino ha in sé le potenzialità di portarlo a dover stabilire il futuro della sua intera razza.

Ad ogni azione corrisponde una reazione

Come già ampiamente segnalato in precedenza Quantic Dream ancora una volta offre al videogiocatore un’esperienza che è facilmente paragonabile ad un “film interattivo”. Gli attori che prestano il loro volto ai protagonisti e a buona parte del cast di supporto ci regalano difatti un’interpretazione sentita e particolarmente ben supportata dai nuovi limiti ottenuti dal motion capture, seppur vi siano indubbiamente segmenti in cui la qualità generale del doppiaggio e della sceneggiatura non si possa dire eccellente. A parte ciò è però innegabile che la consapevolezza con cui avremo modo di constatare che ad ogni nostra azione corrisponderà una reazione (più o meno marcata) rappresenta ancora una volta uno dei maggiori punti di forza delle produzioni firmate da David Cage. Ognuno dei tre protagonisti, difatti, avrà modo di proseguire lungo una propria linea narrativa, caratterizzata da un proprio scopo di fondo, ma sarà dovere del giocatore stabilire con che mezzi, atteggiamento o personalità giungere a quel determinato traguardo. La morte di un personaggio, oltretutto, non pregiudica in alcun modo l’avanzamento nell’avventura, ma darà origine a nuove e magari inedite intersezioni nel complesso diagramma di scelte ed alternative che il gioco ci offre. Non si può infatti non sottolineare che, a differenza di quanto visto in passato in opere come Heavy Rain o Beyond:Two Souls, gli sviluppatori ci offrono l’opportunità di poter visionare uno schema all’interno del quale avremo modo di analizzare ogni scelta da noi compiuta al fine di comprenderne le eventuali diramazioni. Non vi consigliamo però di sfruttare tale elemento nel corso della vostra prima run allo scopo di non rovinare in alcun modo il piacere che accompagna ogni scoperta ed il profondo senso di timore che si può percepire sapendo che un nostro eventuale “errore” potrebbe compromettere definitivamente la buona riuscita della nostra missione o la sopravvivenza di un personaggio a cui siamo particolarmente legati. I più accaniti “completisti” avranno invece modo di tener costantemente sotto controllo l’andamento di ogni capitolo al fine di poter visionare le singole alternative che il gioco offre, specie perché ad ogni nuovo “nodo” sbloccato ci verranno attribuiti dei punti con cui avremo modo di visualizzare contenuti extra (come ad esempio modelli 3D e brevi descrizioni) nell’apposita galleria.

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Essere o non essere… umano?

Ancora una volta la firma autoriale di David Cage risalterà con forza nel corso delle circa 15 ore che saranno necessarie al fine di poter vivere l’avventura proposta da Detroit: Become Human. Decisioni tutt’altro che semplici attendono il videogiocatore, specie perché in ben più di un’occasione lo sceneggiatore ha voluto porre in risalto quesiti di ordine etico e morale che vivono di sfumature. Specialmente verso l’epilogo, se tutti e tre i protagonisti sono ancora in vita, ci troveremo alle prese con alternative che potrebbero mettere a dura prova i buoni propositi di ciascuno di noi, specie con la consapevolezza che le reazioni vanno spesso ben al di là di quanto da noi preveduto. Se difatti da un lato Cage ha sviluppato una narrazione che non si discosta poi molto dai canoni tipici di questo specifico campo della fantascienza (a tratti determinate scelte stilistiche rischiano anche di apparire stereotipate), d’altro canto la possibilità offerta al videogiocatore di imprimere sé stesso in un’opera tanto moderna quanto “classica” viene ad essere ripagata con istanti di pura introspezione.

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Commento finale

Detroit: Become Human riesce ad imporsi sul videogiocatore con grazia, insinuandosi nelle pieghe della peronalità di ciascuno di noi. Il libero arbitrio, vero e proprio motivo conduttore della nostra esperienza ludica, si riflette profondamente anche sul vissuto di coloro che avremo modo di conoscere nel corso della nostra personalissima avventura. La curiosità ancora una volta fungerà da spinta ad un’altissima rigiocabilità che, seppur potrebbe essere minata da alcuni capitoli più prettamente scriptati, riesce comunque a dar vita ad un alto tasso d’intrattenimento (specie per i “completisti” più accaniti). Il titolo, come per i suoi predecessori, potrebbe non risultare adatto a tutti coloro che da un’esperienza videoludica pretendono un alto tasso d’immediatezza, dal momento che il gameplay si riduce, sostanzialmente, ad una lunga serie di scelte intervallate da quick time event per i momenti più concitati. Eppure, per quanto a tratti non riesca a raggiungere le stesse vette a cui Heavy Rain seppe porsi per via del suo saper osare, Detroit: Become Human corre dei rischi ed in buona parte riesce a spingersi un gradino più in là di buona parte dei suoi simili. Ancora una volta, però, ci troviamo indubbiamente di fronte ad un capolavoro in grado di parlare direttamente al giocatore, ponendo in dubbio le sue considerazioni e mettendo in luce i fantasmi delle sue opinioni di fronte al destino di personaggi talmente vivi da farci dimenticare della loro vera natura.

Detroit: Become Human

Detroit: Become Human
8.5

Pro

  • David Cage ancora una volta riesce ad emozionare attraverso una regia ed una sceneggiatura di pregio
  • Determinate scelte risultano tutt'altro che scontate
  • Ottima performance da parte di attori e doppiatori
  • I temi sviluppati colpiscono nel segno
  • Altissima rigiocabilità

Contro

  • Determinati passaggi potrebbero risultare un filo scontati
  • Alcune performance attoriali in determinati passaggi possono risultare sotto tono
  • Non adatto a tutti
  • A tratti pare trattenersi dall'osare ancor di più

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Gabriele Casnedi

Gabriele Casnedi

Nato nel 1993, viene iniziato dai genitori alla fantascienza ancor prima di aver imparato a camminare. Tale evento segnerà indelebilmente tutta la sua vita. Ad oggi infatti non è in grado di stabilire quale sia il capoluogo della maggior parte delle regioni italiane, eppure riesce ad elencare in ordine alfabetico i nomi di tutti i pianeti e le razze comparse nella saga di "Guerre Stellari". Dal 2008, con l'introduzione dei trofei su PlayStation 3, la sua situazione sentimentale con i videogiochi passa da "in una relazione aperta ad altri hobby" a "non avrai altro pensiero fisso al di fuori di me". Dal 2013 studia al DAMS di Bologna con indirizzo cinema, con la speranza un giorno di trovarsi dietro la macchina da presa.
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