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Far Cry Primal – Recensione

Publisher: Ubisoft Developer: Ubisoft
Piattaforma: PS4, XOne, PC Genere: Action/Adventure open-world Giocatori:1 PEGI: 18

Ubisoft è la software house francese che grazie al suo brand di punta, la famosa saga di Assassin’s Creed, tutti i videogiocatori, giovani e meno giovani, ormai conoscono. Ed è un rapporto di amore ed odio quello che lega milioni di giocatori alla software house in questione (a questo link, ad esempio, potete trovare un ottimo articolo al riguardo). Negli ultimi anni, però, Ubisoft ha deciso di riportare in vita una delle sue saghe che, dopo un secondo capitolo non proprio riuscitissimo, era finita un po’ nel dimenticatoio: stiamo parlando ovviamente di Far Cry. Grazie a due eccellenti capitoli come si sono rivelati il terzo ed il quarto della serie, essa è tornata in cima alla lista delle preferenze di molti appassionati di sparatutto in prima persona open-world. Recentemente (e non senza un po’ di stupore da parte dei videogiocatori), la software house ha annunciato l’arrivo di uno spin-off della saga che ci riporta addirittura nell’Età della Pietra. Far Cry Primal varrà il prezzo del biglietto di questo incredibile viaggio nel tempo?

Far Cry Primal

Combattere

Far Cry Primal permette ai videogiocatori di vestire i panni di Takkar, membro della tribù dei Wenja con poteri ed abilità incredibili. Grazie alle sue doti di ammaestrare e prendere il pieno controllo di bestie feroci, infatti, la missione del nostro Takkar è quella di riunificare tutti i membri della tribù in un unico villaggio che sarà il giocatore stesso a costruire pian piano, abitante dopo abitante e capanna dopo capanna. Più facile a dirsi che a farsi, però: le tribù rivali hanno imprigionato molti dei Wenja, altri sono morti o fuggiti, nascondendosi chissà dove. Man mano che il villaggio verrà ampliato, le missioni che i suoi abitanti forniranno a Takkar si faranno sempre più numerose e più pericolose… almeno sulla carta! Far Cry Primal, infatti, non gode di certo di un livello di difficoltà molto elevato, anzi. La cosa di certo non migliora quando potenzieremo il nostro “uomo delle caverne”: con un sistema ad alberi di abilità del tutto simile a quanto visto nei più recenti capitoli della saga, il giocatore avrà la possibilità di sbloccare diverse nuove abilità per il proprio alter-ego virtuale che gli consentiranno di godere di maggiore forza di attacco, maggiore resistenza e chi più ne ha più ne metta.
Anche dal punto di vista dell’arsenale a disposizione del nostro protagonista siamo su livelli inferiori rispetto ai precedenti episodi: l’età della pietra, ovviamente, non può offrire molto oltre a rudimentali armi da taglio ed un arco e nemmeno la trovata di Ubisoft di introdurre una sorta di bomba molotov ed armi avvelenate giustificate dalla presenza di alcune dività del fuoco e del veleno riesce a variare un po’ l’offerta che, già dopo poche ore, appare chiaramente molto povera di quantità e di varietà al giocatore. Il combattimento corpo a corpo, inoltre, preferiamo dimenticarlo. In una situazione come quella descritta poche righe sopra, era fondamentale creare un sistema melee profondo ed appagante. Il risultato, purtroppo, è tutto fuorché divertente o minimamente complesso.

Diversi comprimari, uomini e animali, accompagneranno Takkar nella sua missione...

Diversi comprimari, uomini e animali, accompagneranno Takkar nella sua missione…

Sopravvivere

Come contraddistingue ogni titolo open-world, il mitico mondo di Oros (la terra dove è ambientato il gioco) è popolato da diverse attività e vedremo Takkar impegnato in svariate missioni secondarie (come detto sopra, assegnate per lo più dagli abitanti del villaggio) ed alcuni eventi casuali. Non possono mancare la raccolta di collezionabili, la caccia e, marchio distintivo della serie, la conquista di alcuni accampamenti rivali che potranno poi essere usati come punto di viaggio rapido. Tutte queste attività, purtroppo, verranno presto a noia al giocatore. Si tratta di missioni molto ripetitive e che non offrono alcuno spunto innovativo né per la saga né per il suo genere di appartenenza, come ampiamente pronosticabile se vogliamo dirla tutta.
La mappa, immensa circa quanto quella del fratello maggiore Far Cry 4, è dunque poco popolata, poco “viva” e tanta vastità non è controbilanciata da altrettanta qualità dal punto di vista puramente ludico e del divertimento che può offrire.
Anche per quanto riguarda l’ammaestrare le bestie più feroci che spaziano da leoni a tassi, passando per tigri ed orsi di ogni genere ci saremmo aspettati qualcosina in più. Per quanto possa essere divertente, non è possibile che una tigre dai denti a sciabola diventi un dolce gattone dopo avergli lanciato solo un pezzo di carne e perfino con qualche QTE, qualche sequenza scriptata o giù di lì, ci saremmo lamentati meno. Piegare alla propria volontà i mammut, inoltre, permetterà a Takkar di cavalcarli, usandoli come se fossero i mezzi di trasporto visti nei precedenti episodi della saga, per spostamenti più rapidi da un punto all’altro della mappa. Segnaliamo, inoltre, la presenza di un gufo che ci permetterà di avere un punto di vista sopraelevato della situazione che ci circonda in modo da iniziare ad indebolire le difese nemiche e prepararci a dovere.

Far Cry Primal

Ammirare

Anche l’occhio vuole la sua parte, si sa, e dalle parti di Ubisoft non se lo fanno ripetere due volte. Con Far Cry Primal, infatti, la software house francese mette in scena un mondo stupendo sotto il punto di vista puramente grafico, curato in ogni dettaglio e con scenari che lasciano semplicemente a bocca aperta. I tramonti nella terra di Oros sono da vera e propria pelle d’oca! Sotto il profilo puramente tecnico, dunque, grande prova di abilità e maestria da parte di Ubisoft, nulla da dire. Al contempo, c’è da dire che molte animazioni (in particolare quella con cui il nostro personaggio si cura) sono prese di peso da Far Cry 4 e riportate in questo nuovo capitolo, facendo percepire davvero poco lavoro sotto questo punto di vista.
Azzeccatissima, infine, la scelta degli sviluppatori di introdurre, grazie all’aiuto di alcuni linguisti, vere e proprie nuove lingue (ovviamente sottotitolate nella nostra) che permettono al giocatore di immedesimarsi ancora di più in questo antico mondo.

Commento finale

Far Cry Primal è un esperimento riuscito a metà, un prodotto con molto fumo e poco arrosto. Se da un lato, infatti, lodiamo la scelta di Ubisoft di sperimentare qualcosa di nuovo, d’altro canto molte cose frenano la qualità generale del prodotto. Stiamo parlando, in particolare, di un gameplay poco profondo, con un difficoltà generale bassissima, missioni molto ripetitive ed attività collaterali quali il domare le bestie o la conquista degli accampamenti rivali poco incisive. Tutto ciò viene contro-bilanciato da un comparto tecnico da urlo: Oros è una terra bellissima da esplorare ed ammirare, con panorami davvero mozzafiato. In conclusione, Far Cry Primal non deluderà gli amanti della serie e tutti coloro che vogliono un titolo poco impegnativo, amanti dell’esplorazione desiderosi di passare quelle 15-20 ore spensierate che il titolo, senza dubbio, sa offrire.

Far Cry Primal

Far Cry Primal
7.5

Pro

  • Lode al coraggio di sperimentare qualcosa di diverso
  • La terra di Oros è uno spettacolo per gli occhi
  • L'introduzione di nuove lingue permette di immedesimarsi ancora di più nel mondo di gioco
  • Mappa vastissima...

Contro

  • Livello di difficoltà poco elevato
  • Poca varietà di armi e situazioni
  • Combattimento corpo a corpo da dimenticare
  • ...ma poco viva e con rare attività collaterali interessanti

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Gian Marco Orlando
Mastica pane e videogiochi fin dalla tenera età di 5 anni, studia ingegneria informatica. Appassionato di tecnologia in tutte le sue diramazioni, crede fermamente che il videogioco possa essere considerato una vera e propria forma d'arte. Dopo alcune esperienze nel giornalismo videoludico, realizza il suo sogno fondando alcuni mesi fa la propria software house indie, Falling in a Dream.